venerdì 26 marzo 2010

LE NUOVE FORME DI PORNOGRAFIA IN RETE

Ninjamarketing ha pubblicato sul proprio blog un’interessante ricerca condotta da Emanuela Ciuffoli, docente di Cultura e Società nella Facoltà di Sociologia di Urbino sul tema delle nuove forme di pornografia in rete all’epoca del web 2.0.  Desidero condividerla con voi e vi chiedo gentilmente di segnalarla ai vostri contatti. 
C’è poco da fare: nonostante ogni tanto qualche ricerca lo smentisca, il porno e i siti erotici restano fra lekeywords più cercate in rete. Periodicamente ce lo ricordano dei simpatici video che mostrano le statistiche relative al settore in questione leggibile direttamente sulla pelle di discinte signorine. Le motivazioni di tale successo vanno ricercate nel fatto che, come molti di voi già sanno, uno dei più potenti fattori di viralizzazione è il sesso. Lo diciamo da tempi non sospetti e vi abbiamo spesso mostrato campagne che hanno avuto nei riferimenti sessuali il maggiore elemento virale.
Vi presentiamo quindi con piacere un paper che ha realizzato per noi Emanuela Ciuffoli, docente di Cultura e Societànella Facoltà di Sociologia di Urbino dove lavora presso ilCentro di Ricerca sui linguaggi visivi e sulla moda. Emanuela si occupa di corpodigital culture e brand studies e ha pubblicato Texture. manipolazioni corporee tra chirurgia e digitale (Meltemi, 2007) e XXX. Corpo, porno, web(Costa&Nolan, 2006).
Di seguito vi riportiamo l’incipit del paper, che potete scaricare nella versione completa in pdf
Il porno attecchisce dappertutto. Tra le zolle incerte delle piattaforme mediali, nelle pieghe che separano i generi di massa, nelle ormai logore metafore fluide di molti teorici. Per il porno la viralità è qualità intrinseca, in parte caratteristica acquisita a causa di limitazioni legali e attacchi censori, in parte per la sua vocazione all’esaltazione del paradigma ricreativo/ripetitivo su quello procreativo. La rete ha indubbiamente accresciuto e accelerato le capacità di contagio del genere, sfruttando la trasmissibilità di testualità che soffrono molto meno di altre la parcellizzazione e lo smembramento. Non è forse un caso che il paradigma epidemiologico costituisca anche il principale rischio per l’industria dell’hard: la positività al test dell’HIV di un attore ha ad esempio bloccato per alcuni mesi, nel 2004, la produzione di film nel circuito mainstream statunitense. Le epide(r)mie reiterative della comunicazione contemporanea sfruttano le interfacce mediali come palcoscenico performativo in cui consolidare o, sul versante opposto, destabilizzare i modelli di interpretazione della cultura. La pornificazione degli immaginari e dei generi contemporanei è processo ormai affermato, oscillante tra l’imperativo del “sexercise yourself” e la fioritura di testualità ibride, chiaramente ispirate all’iconografia hard ma con rimandi trasversali ad altre mitologie.Il netporn può essere considerato come il crocicchio da cui si diramano innumerevoli pratiche mediali, siano esse di reinvenzione di una professione (si pensi alle web-whores o, più in generale, ai sex workers impegnati online e ai loro manifesti – www.tasty-trixie.com), di rivendicazione politica (progetti di pride porn, queer porn o di collettivi femministi), di messa in crisi delle definizioni stigmatizzanti di alcune filie (l’incremento della visibilità del BDSM, la diffusione di prodotti editoriali dedicati al bondage, ecc); di revisione delle gerarchie tra generi testuali, di accesso al godimento e alla sua compiaciuta esibizione.
Negli ultimi anni il web ha sancito indubbiamente il passaggio dalla pornografia, ancora radicata ad una produzione testuale sceneggiata attraverso vari linguaggi (verbale, visivo, grafico, ecc.) e quindi relativamente incorniciata e fortemente contestualizzata, ad una diffusa pornoperformatività plurale e mobile. I personal media hanno difatti consentito a sempre più persone di divenire soggetti attivi nella produzione e diffusione di materiale X-rated. La filosofia del DIY (Do It Yourself), testimoniata dal successo di siti come ishotmyself.com o ifeelmyself.com, è non a caso il filo conduttore che lega tra loro i porno che la rete imbandisce per il nostro sguardo. Giustamente Massimo Canevacci, in una sua acuta riflessione sul genere, afferma come il plurale di porno non sia scrivibile, quanto piuttosto solo visibile: rifratto tra le reti, moltiplicato su blog, siti e sexcam, incorporato dai mondi della pubblicità, dell’arte, della moda. Nel 2008 Fazi editore pubblica un testo dal titolo Personal porno: un’inchiesta di Federico Ferrazza, giornalista de “L’Espresso” sulla crisi dell’industria dell’hard ad opera di porno-imprenditori/trici autonomi/e sempre più attivi e sul web.
Pur mettendo insieme oggetti d’analisi estremamente diversi tra loro (sex toys, webcam, sesso in ambienti 3D, ecc.), il libro ha il merito di focalizzar l’attenzione, come si evince dal titolo, sulla dimensione personale del fenomeno. Personali sono infatti la produzione, le strategie di distribuzione e di consumo del materiale.Personal sono anche i mezzi di comunicazione utilizzati, così come iperspecifici sono gli immaginari in progressiva emersione (si veda l’interessante archivio fotografico sul sito di Sergio Messina realcore.radiogladio.it). La customizzazione dei consumi, compresi quelli di materiali hard, è però intrecciata alla diffusione di modalità di condivisione p2p che trasforma l’accesso al proprio godimento in un effetto della compartecipazione attiva alla propagazione degli stessi materiali.

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