venerdì 23 dicembre 2011

BUON NATALE A TUTTI!

Ragazzi il blog si ferma per qualche giorno in cui inevitabilmente lo stomaco toglierà al cervello il sangue necessario a produrre qualche nuovo post.
Vi lascio con uno spot icona dei Natali (si può dire al plurale?) passati da bambino.. 
AUGURIIIIII!
Michele




mercoledì 21 dicembre 2011

LA BASILICATA SI PROMUOVE CON I DIGITAL DIARY

Ricevo e vi inoltro mooolto volentieri questa iniziativa a dir poco insolita per la comunicazione turistica del nostro paese. Seguendo le orme di Sud Tirol e Toscana anche la Basilicata ha deciso di puntare sul web 2.0 per promuovere le ricchezze del proprio territorio. I miei complimenti vanno ha chi ha creduto in questo progetto ed al "7 bello" che lo ha realizzato. Buona visione!
Michele


La Basilicata è la prima regione italiana a lanciare Digital Diary, web format innovativo che sfrutta le potenzialità della rete e il non conventional marketing come nuova leva per la promozione turistico-territoriale.

7 giovani under 35, tra videomaker, blogger e creativi di tutto il mondo, hanno percorso in lungo e largo la regione per realizzare 7 inediti ed esclusivi video che raccontano in modo originale ed emozionante la bellezza e l'anima del territorio lucano, oggi diffusi in rete attraverso youtube (http://www.youtube.com/user/DigitalDiaryItaly) senza copyright, ma anzi, incentivando lo sharing grazie alla competition che premia i video con maggiori views.
Fino al 31 dicembre il popolo della rete potrà liberamente decretare attraverso i click e la partecipazione qual è il video più amato, quali immagini, racconti, colori, hanno trasmesso le emozioni più forti di questo piccolo e splendido pezzo d’Italia che è la Basilicata.

Haleigh Walsworth, 23 anni, californiana residente a Parigi, Caspar Diederik, 32 anni di Haarlem (Olanda), Erica Kobren, 25 anni dalla Virginia, Matthew Brown, 27 anni di Seattle, Christopher Tierney, 29 anni di Galway, Mark Hofmeyr, 30 anni di Città del Capo, Luca Acito, 33 anni di Matera, hanno percorso in 7 giorni circa 1.200 km in auto, in barca, a piedi, in quad e persino trainati da buoi, partendo dai celebri Sassi di Matera per poi attraversare la città fantasma di Craco Vecchio, il quartiere arabo della Rabatana di Tursi, il Parco del Pollino, il Volo dell’Angelo, Castelmezzano, Maratea, Barile e molti altri luoghi magici.

Selezionato dall’Agenzia di Promozione Turistica della Basilicata, attraverso un bando pubblico,  questo gruppo di giovani esperti di video, effetti speciali, post produzione, animazione, ha così realizzato il primo esperimento di Digital Diary, web format ideato da Mikaela Bandini editor di portali come ,Viaggi di Architettura Urban Italy e Can’t forget.it.

Attraverso Digital Diary, l’Agenzia di Promozione Turistica della Basilicata, ha lanciato una sfida importante nel mondo dei progetti di marketing turistico innovativi, e ha dimostrato come saper comunicare con creatività' i tesori del proprio territorio scegliendo punti di vista originali può essere la chiave per conquistarsi un posto privilegiato nella mente di quanti, sempre più, sono alla ricerca di un' alternativa al turismo convenzionale e preconfezionato.



 

martedì 20 dicembre 2011

L'ESSENZA DI TUTTE LE STRATEGIE

Qualcuno di voi ha mai letto Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewiss Carroll ? Per chi non l'avesse fatto pubblico una scena dell'omonimo cartone animato nella quale Alice incontra lo Stregatto.



Che ci crediate o no in questo dialogo possiamo ritrovare l'essenza di qualsiasi strategia di marketing e comunicazione, ovvero la base da cui partire sempre e comunque.

Alice: "Le dispiacerebbe dirmi che strada prendere partendo da qui?"
Stregatto: "Dipende in buona parte da dove vuole arrivare"

Non è fantastico?

Michele 

venerdì 16 dicembre 2011

L'ESPERIMENTO "GLOCALE" DI COCACOLA

In una delle mie tante pause pranzo passate in Autogrill ho notato l'ennesimo colpo di genio targato CocaCola per piazzare il proprio brand nelle case degli italiani al di là della sinogla bottiglia o lattina.
Come vedete dalla fotografia qui sotto si tratta di una "tombola" brandizzata che interpretata in chiave marketing si traduce in esperimento glocale (brand globlale + tradizione locale)  perfettamente riuscito!
Michele


giovedì 15 dicembre 2011

DA FAN A DISCEPOLI DEL BRAND

Questo post è un ringraziamento pubblico ad Alessandro Santambrogio per aver scritto nero su bianco come le aziende non abbiano bisogno di fan tanto per fare numero ma di veri e propri ambasciatori del brand disposti anche a difenderlo se necessario. Il problema infatti non è tanto arrivare a 10.000 fan ma è coinvolgerli, farli interagire e tenerseli stretti.
Michele    

Ma come possono i brand trasformare semplici fa in amici – ovvero in brand ambassador?

1) Ingaggiare i consumatori sui loro interessi: troppo spesso le aziende pensano che ai consumatori interessi quello che hanno da dire. Sbagliato! Quasi a nessuno interessa sapere che c’è una nuova pantofola col pelo. Ma a molti interessa sapere come tenere caldi i piedi. Quasi a nessuno interessa sapere che c’è un nuovo sugo per la pasta. Ma probabilmente a molti interessa avere un’ottima ricetta per cucinare una strepitosa cenetta a due. Trasferire il discorso dai prodotti ai valori e agli interessi fornisce un territorio molto più ampio e ottime opportunità di ingaggio. (...)

2) Fornire riconoscimento e status: ogni essere umano prova orgoglio nel vedersi riconoscere un ruolo preminente. Una volta attivate le discussioni, è molto probabile che emergano persone più attive, o più esperte di altre. Identificatele e coinvolgetele (...)

3) Offrire accesso esclusivo: Una volta identificati gli amici sarà possibile coinvolgerli in modo più profondo nella vita del brand. Già oggi, per esempio, Dainese coinvolge i motociclisti, attraverso i blog, nel test dei prototipi. Oppure è possibile fornire anticipazioni (...)

4) Incentivare e ricompensare la condivisione: la notorietà sul web si muove attraverso il passaparola, ovvero la condivisione. Ogni share sottopone il vostro messaggio a una nuova community di amici. Incoraggiare questo meccanismo significa aumentare la visibilità del brand. (...) 

Leggi tutto l'articolo su Liquid

martedì 13 dicembre 2011

PLASMON VS BARILLA: LA SENTENZA

Sono molto deluso da Plasmon (mia lovemark infantile) perchè utilizzando  l'arma della pubblicità comparativa ha delegittimato clamorosamente la sua percezione di brand leader nel settore biscotti per l'infanzia. Vi riporto i tratti salienti della vicenda.. giudicate voi.
Michele


La sentenza del Tribunale di Milano ha ordinato la cessazione della pubblicità Plasmon, definita ingannevole e denigratoria.
Guerra all'ultimo biscotto tra Plasmon e Barilla: le due grandi aziende italiane specializzate nella produzione di alimenti, sono in guerra a colpi di cartelli pubblicitari.
La prima, quella a iniziare, è stata la Plasmon, che ha criticato le "Macine" e i "Piccolini" sostenendo che, sebbene questi prodotti siano involontariamente consigliati anche per i bambini in realtà non è così.
(...)
Barilla si difende, sostenendo che la sua controparte sta facendo "pubblicità scorretta ed ingannevole, poiché fa leva sull'emotività delle mamme; è un'azione grave, sleale, contraria a tutti i principi di un'informazione chiara, contraria alla sana concorrenza ed etica comportamentale. (...)

La questione è proseguita a colpi di manovre legali, fino ad arrivare al Tribunale di Milano che ha emesso un paio di giorni fa un primo provvedimento d'urgenza nei confronti di Plasmon in cui la obbliga di cessare la pubblicità in questione, definita ingannevole e denigratoria.
I giudici sostengono che lo spot è intollerabile poiché paragona prodotti differenti dal punto di vista legislativo: gli alimenti dedicati all'infanzia, infatti, sono tutelati dalla Direttiva 2006/125/CE (...)

Scopri di più su Sapori & Ricette

lunedì 12 dicembre 2011

LE STRANEZZE DEL MOBILE IN ITALIA

Vi segnalo un articolo di Gianluigi Zarantonello che ho trovato su Comunitazione.it 
Il tema è decisamente attuale ed alla fatidica domanda "perchè le aziende non stanno sfruttando la penetrazione dei device in Italia?" la mia personale risposta è: " perchè non conoscono i numeri legati a questa penetrazione e sono troppo impaurite dall'attuale contingenza economica per lasciare la strada vecchia per la nuova.... " peccato che la strada vecchia in molti casi è senza uscita.
Michele 

Il nostro Paese da sempre abbonda in termini di stranezze e una di queste è relativa al mondo del mobile, rispetto al quale siamo una delle nazioni più avanzate al mondo in termini di penetrazione dei device: perché dunque le nostre imprese faticano così tanto ad usarli per il business?
Sono stato infatti pochi giorni fa ad un interessante workshop dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service del Politecnico di Milano, dove erano presenti colleghi di almeno 35-40 aziende diverse, e per quasi tutti questo era un terreno interessante ma ancora assolutamente sperimentale.
Se si dovessero guardare i numeri questa prudenza sembrerebbe una follia pura e semplice, eppure io credo che invece ci siano diversi fattori che vanno considerati prendendo il discorso più da lontano.
Il primo è un tema di scarsa preparazione sui nuovi media: al di là della facciata pochissime aziende hanno competenze interne anche solo di gestione di progetti più rodati, come il web e il digital signage, e questo rende difficile approcciare un utilizzo evoluto di un media ancora più complesso come il mobile.
Inoltre ben pochi oggi hanno strutturato i loro contenuti e le informazioni aziendali in modo tale che siano liquidi e facilmente recuperabili dai sistemi centralizzati per poi poter essere portati su di una molteplicità di device diversi, e anche questo si ricollega al punto precedente, in quanto manca ancora una forte mentalità e competenza multicanale.
Infine(...)
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mercoledì 7 dicembre 2011

UN VIDEO PER "NOI" CALCIATORI...

Ricevo e vi giro questo simpatico web spot creato dal sito di scommesse sportive PlanetWin365.  Probabilmente non possiamo definire questo video esattamente come "virale" tuttavia è uno spot ben fatto con una buona dose di creatività  ed una sceneggiatura nella quale gli appassionati di calcio riusciranno sicuramente ad immedesimarsi.
Per i nostalgici degli anni 90 poi la presenza di due calciatori doc di quel periodo è la classica cigliegina sulla torta... Buona visione!
Michele





martedì 6 dicembre 2011

LA CULTURA NEGLI EVENTI AZIENDALI

Un pizzico di cultura non guasta mai, specialmente se serve a rendere più magico ed esclusivo un evento aziendale. Noi abbiamo sperimentato questo abbinamento anche in un evento riservato alle blogger del mondo beauty and fashion e devo dire che il risultato è stato meraviglioso.
Vi riporto dunque l'estratto di un articolo scritto da  Laura Nizzoli che ovviamente condivido al 100%!
Michele


1. L'incontro tra impresa e cultura

Gli Eventi aziendali con un taglio o un'ambientazione culturale non sono più solo una moda o uno sfizio di pochi, ma una realtà concreta e sempre più diffusa, e un numero crescente di meeting di lavoro riceve l'imprinting elegante e intelligente del luogo di cultura. Il marketing interno delle aziende sta scoprendo che incontri, convention, celebrazioni, possono trovare una cornice nuova e importante in musei, pinacoteche, esposizioni permanenti: luoghi suggestivi e carichi di storia e di bellezza di cui l’Italia è fortunatamente fornita in larga scala. E quasi tutte le istituzioni culturali, grandi e piccole, hanno aperto le loro porte all'utilizzo di gruppi selezionati. Non c'è che l'imbarazzo della scelta.

2. Quali vantaggi
Un meeting culturale trasforma un momento di aggiornamento professionale in un’occasione unica per ritrovarsi in un contesto originale e spesso esclusivo. Il gruppo si sente subito importante e diventa attento alla qualità dei dettagli.
Il manager che fa una simile scelta per il suo evento viene percepito come persona sensibile e pronta a dare valore alla sua squadra, perchè opta per un’occasione di lavoro che accoglie anche un piacevole e insolito momento di svago, grazie all’opportunità esclusiva di poter fruire di opere uniche che spesso è riservata ai partecipanti.
Le location legate alla cultura sono selezionate, eleganti, e si suppone che vengano scelte per eventi davvero speciali e per sottolineare in modo marcato l’importanza professionale dei partecipanti e i valori etici dell'azienda. I benefici di immagine sono consistenti e a parità di budget si possono trovare location veramente incredibili!

3. La cultura non è barbosa!
Non abbiate timore a proporre un evento culturale. Spesso il manager si pone mille dubbi, tra cui quello di osare troppo e di proporre qualcosa di esagerato per l'audience, o di noioso, quindi inadeguato. L'esperienza mi ha insegnato che anche gruppi di persone semplici o non molto sofisticate alla fine gradiscono con entusiasmo di essere coinvolte in musei, gallerie d’arte, biblioteche storiche, ville antiche.  (...)

Continua a leggere su ItaliaConvention.it

lunedì 5 dicembre 2011

COME IMPOSTARE UNA STRATEGIA DI SOCIAL MEDIA MARKETING

Molte aziende si sono chieste o si chiederanno come utilizzare i social media nel modo più corretto ed efficace possibile. Purtroppo credo che nessun consulente/agenzia che abbia approfondito questi temi sia in possesso di una bacchetta magica che consenta all'azienda di trasformare in oro ogni azione "social" sviluppata, ne tantomeno esiste una bibliografia estremamente precisa sull'argomento. 
Tuttavia l'esperienza sul campo mi ha portato ad inviduare alcune domande chiave che possono aiutare un'azienda nello sviluppo di una strategia di comunicazione che utilizzi i social media come strumento principale e/o ad integrazione dei media classici.

Quali obiettivi voglio raggiungere?
Ricordiamoci che i social media (lo dice la parola stessa) sono dei mezzi e non sono il fine della nostra strategia. Dunque è fondamentale capire cosa mi aspetto da questi mezzi e quale obiettivo di marketing mi prefiggo di raggiungere sfruttandone le potenzialità.


Quali utenti desidero coinvolgere nelle conversazioni?
E' importante capire come il mio target offline si comporta online attraverso un'analisi delle conversazioni esistenti attorno alla categoria merceologica ed ai momenti di consumo affini ai miei prodotti. 


Quali topics ricorrono attorno alla mia attività/mercato/settore?
Sempre analizzando attentamente la Rete è possibile classificare i temi maggiormente discussi e/o ritenuti interessanti dagli utenti target. Questo ci consentirà di scegliere se approfondire ulteriormente i topics presenti o se inserirne di nuovi. 


Esistono già community attorno al mio mondo?
Prima di dare vita al processo creativo che definirà la vostra strategia di azione sui social media ed i conseguenti contenuti da veicolare è ovviamente importante analizzare quali luoghi di informazione e discussione la Rete sta già offrendo ai nostri utenti target.


Quali contenuti, affini al brand, posso utilizzare per attirare l'attenzione?
Molti prodotti di largo consumo possiedono un background sociale e di consumo che ci consente di spaziare su diversi contenuti tematici senza perdere comunque di vista brand e posizionamento.
A volte una presenza più umile e marginale del brand paga molto di più che un'attività di pushing estremo.



Quante risorse posso dedicare alla gestione della mia presenza online?
Nei social media il fattore "tempo" è determinante.  Iniziare una qualsiasi attività e non avere poi tempo e/o soldi per portarla avanti è molto più deleterio che starsene immobili senza far niente. Quando pensiamo ad una strategia cerchiamo sempre di verificarla attraverso uno studio di fattibilità in termini di numero ore e persone che dovranno essere coinvolte per portarla avanti.


Michele





giovedì 1 dicembre 2011

UNA COMUNICAZIONE CORRETTA RENDE CREDIBILI

Il titolo di questo post è una delle frasi che più mi hanno colpito nell'' intervista realizzata dalla testata manageriale Platinum a Patrizia Rutigliano (Presidente Ferpi).
Ve ne riporto alcuni estratti perchè troppe volte ci si concentra sui mezzi e le loro potenzialità ponendo poca attenzione sullo stile e sui codici comunicativi che meglio ci garantiscono un'attività di branding efficace. 
Michele
 


"Mettersi in gioco” è il principio su cui deve basarsi la buona comunicazione, cui aggiungerei “esporsi in prima persona”, per incrementare la fiducia del mercato e la reputazione. In tempi come questi, dove le certezze messe in discussione sono molte, sono gli stakeholder ad aspettarsi di ricevere notizie. E chi comunica deve saper intercettare le esigenze prima che diventino richieste.
Per contro, non esageriamo gettando in pasto al mercato informazioni eccessivamente ottimistiche che rischiano di essere smentite da accadimenti non sempre prevedibili. Laddove si generano aspettative senza solide basi, il tonfo, non solo in termini d’immagine ma anche e soprattutto di performance, è ben più pesante.
La trasparenza non è un atout distintivo né possiamo essere trasparenti a intermittenza, e comunicare solo quando ci interessa per poi chiuderci a riccio quando il vento non gira a favore. Non c’è spazio per sfumature (...)
Certo espone anche ai rischi che tutti più o meno conosciamo, ma i vantaggi sono sicuramente maggiori rispetto a una scelta poco accurata."

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