Se fino a ieri "casa" era la risposta spontanea e naturale a questa domanda in futuro saremo costretti a rispondere entrambe le cose. Ebbene si, in nome di più che giustificabili e comprensibili strategie aziendali (le previsioni di fatturato parlano da sole) lo storico marchio italiano camminerà a braccetto con il re del "fuori casa": Mr. Mc Donald's. Perchè ne parlo in questo blog? Perchè mi sto mettendo nei panni di chi (ufficio marketing e comunicazione.... ndr) dopo anni, anzi decenni, di lavoro e impegno nella costruizione di un preciso posizionamento di marca si ritroverà a ricostruire la brand equity e (spero di sbagliarmi) l'affetto dei consumatori. A loro va il mio più sincero in bocca al lupo!
Michele
Per i puristi del cibo made in Italy McDonald's e Barilla rappresentano il diavolo e l'acquasanta, eppure hanno appena deciso di lavorare assieme. Gli emiliani forniranno alla multinazionale del fast food la loro celebre pasta e così nel tempio della ristorazione veloce si potranno ordinare piatti preparati con le pennette Barilla. Per avere subito le dimensioni del business basta dire che da qui alla fine del 2013 le previsioni di vendita delle insalate di pasta toccano quota 2 milioni. E se tutto filerà liscio l'intenzione dell'inedita abbinata italo-americana è di estendere l'accordo al resto d'Europa, cominciando dai Paesi legati alla dieta mediterranea come Francia, Spagna e Portogallo. La strana alleanza tra uno dei marchi più prestigiosi del cibo italiano e l'icona della ristorazione yankee è un evento che va ben al di là dei pur importanti aspetti commerciali. Si tratta di due mondi che entrano in contatto: la qualità e la velocità, la tradizione e la modernità.
Dietro questa scelta che è destinata sicuramente a far discutere il made in Italy «aristocratico» si intravedono le rispettive strategie dei due gruppi, gli emiliani di Parma che vogliono crescere internazionalizzandosi sempre di più e gli americani di Chicago che vogliono italianizzarsi, aprirsi alla straordinaria cultura culinaria del Paese che li ospita. Spiega Roberto Masi, amministratore delegato di Mc Donald's Italia: «In passato siamo stati descritti come la quintessenza della standardizzazione internazionale, adesso vogliamo invece avvicinarci ai gusti, ai sapori e alle abitudini italiane. Lo facciamo in molti dei Paesi in cui siamo presenti ma in Italia ci crediamo di più perché abbiamo la fortuna di poter dialogare con l'eccellenza dell'industria agro-alimentare»(...)
Fonte corriere.it
giovedì 23 maggio 2013
lunedì 20 maggio 2013
IL CORAGGIOSO STORYTELLING #FALLOALMATTINO DI DESIGUAL
In questi giorni nel piattume del solito advetising televisivo la mia attenzione da comunicatore e da consumatore è stata attirata dalla coraggiosa campagna #falloalmattino lanciata da Desigual.
La campagna è molto coerente con il posizionamento del brand: "Crediamo in una donna autentica, audace e ispiratrice. Le nostre donne se ne infischiano dei pregiudizi e si mostrano per quello che sono".
ed ha un risvolto social che pone il target e la sua "intimità" al centro dello storytelling:
"Che tu sia un tipo da mattina, pomeriggio o sera... Dacci la tua opinione sullo spot! #falloalmattino "
A questo punto mi chiedo: saranno davvero riusciti ad attirare il consenso del pubblico femminile? Quante donne si riconoscono davvero nelle tipologie proposte? Quante sono disposte ad ammetterlo pubblicamente?
Michele
La campagna è molto coerente con il posizionamento del brand: "Crediamo in una donna autentica, audace e ispiratrice. Le nostre donne se ne infischiano dei pregiudizi e si mostrano per quello che sono".
ed ha un risvolto social che pone il target e la sua "intimità" al centro dello storytelling:
"Che tu sia un tipo da mattina, pomeriggio o sera... Dacci la tua opinione sullo spot! #falloalmattino "
A questo punto mi chiedo: saranno davvero riusciti ad attirare il consenso del pubblico femminile? Quante donne si riconoscono davvero nelle tipologie proposte? Quante sono disposte ad ammetterlo pubblicamente?
Michele
venerdì 17 maggio 2013
AL MARKETING SERVE UN CAMBIO DI PASSO
La crisi dei consumi sta portanto molti manager a riflettere su quali strumenti siano ancora oggi utili al proprio piano di marketing e in che modo utilizzarli per uscire da una situazione in cui sembra che anche punti fermi come "promozioni" e "concorsi" stiano perdendo la loro efficacia. Questo è quello che sostiene Carlo Meo, autore del libro Vintage Marketing e che mi sento di condividere al 100%.
Michele
Durante gli ultimi saldi estivi un'insegna della grande distribuzione ha indetto un concorso a premi per promuovere le vendite in saldo: insomma, un promuovere la promozione, investimento che va contro ogni logica, oltre che ridurre ancora di più i margini. Se i saldi hanno bisogno di promozione (un'apparente contraddizione in termini), vuol dire che il retail è arrivato proprio alla frutta.(...)
Questo esempio ha però una portata più generale: gli strumenti convenzionali di marketing non generano più gli effetti sperati per le aziende. (...)
Oggi le persone hanno paura di comprare indipendentemente dalla percentuale di sconto, promozione, evento o quant'altro. Perfino il mondo delle ricerche di mercato serviva per giustificare l'esistente invece che capire l'evolversi dei modelli di consumo, cosa di cui oggi c'è grande bisogno: l'intero budget di marketing dava troppa enfasi alla quantità degli investimenti piuttosto che alla loro qualità, valorizzando gli strumenti rispetto a una strategia generale.
Vedo oggi negli occhi dei direttori marketing la disperazione di non sapere più cosa fare davanti all'inefficacia degli strumenti, così si mette anche in discussione un modus operandi che ha legittimato il loro ruolo in azienda: cambiare è difficile ma indispensabile per la sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro. (...) Non si tratta dunque di adeguare gli strumenti a un nuovo mercato, ma di rivedere i linguaggi e le regole d'ingaggio rispetto a un nuovo consumatore
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Michele
Durante gli ultimi saldi estivi un'insegna della grande distribuzione ha indetto un concorso a premi per promuovere le vendite in saldo: insomma, un promuovere la promozione, investimento che va contro ogni logica, oltre che ridurre ancora di più i margini. Se i saldi hanno bisogno di promozione (un'apparente contraddizione in termini), vuol dire che il retail è arrivato proprio alla frutta.(...)
Questo esempio ha però una portata più generale: gli strumenti convenzionali di marketing non generano più gli effetti sperati per le aziende. (...)
Oggi le persone hanno paura di comprare indipendentemente dalla percentuale di sconto, promozione, evento o quant'altro. Perfino il mondo delle ricerche di mercato serviva per giustificare l'esistente invece che capire l'evolversi dei modelli di consumo, cosa di cui oggi c'è grande bisogno: l'intero budget di marketing dava troppa enfasi alla quantità degli investimenti piuttosto che alla loro qualità, valorizzando gli strumenti rispetto a una strategia generale.
Vedo oggi negli occhi dei direttori marketing la disperazione di non sapere più cosa fare davanti all'inefficacia degli strumenti, così si mette anche in discussione un modus operandi che ha legittimato il loro ruolo in azienda: cambiare è difficile ma indispensabile per la sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro. (...) Non si tratta dunque di adeguare gli strumenti a un nuovo mercato, ma di rivedere i linguaggi e le regole d'ingaggio rispetto a un nuovo consumatore
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