martedì 30 marzo 2010

SOLDI IN CAMBIO DI AMICIZIE: LA SCOMMESSA DEI SOCIAL NETWORK

Da: mymarketing.net

Soldi in cambio di amicizie: la scommessa dei social network
24/3/2010

Se il web 1.0 erano i siti di commercio elettronico, il web 2.0 sono i social network. Ma possono siti come Facebook generare abbastanza profitti da rimanere sul mercato? Dopo la prima bolla di internet, la nuova promessa è di riuscire a farlo succedere, questa volta sul serio.
I siti di social network (Facebook, Twitter, LinkedIn, etc,) offrono gratuitamente i loro servizi agli utenti, anche per questo motivo forse le iscrizioni sono aumentate in maniera così drammatica. Non è un mistero infatti che la strategia di queste aziende sia stata fare prima il pieno di iscritti e dopo pensare ai profitti. L’esplosione dei costi di gestione associata all’enorme mole di dati e banda da gestire sta aumentando la pressione di dare forma ad un modello di business che mantenga la grande promessa del Web 2.0. I dubbi attengono al fatto se i ricavi provenienti dalla pubblicità saranno sufficienti ad evitare di cominciare a far pagare gli utenti per i servizi che ora ottengono gratuitamente. Gli ultimi dati danno l’advertising sui social network in crescita, anche in controtendenza rispetto non solo alle forme più tradizionali di pubblicità sui media tradizionali, ma anche a quelle sui nuovi media. Un buon risultato, anche se le dimensioni del giro d’affari in valore assoluto sono ancora lontane dal garantire la sopravvivenza di queste strutture nel lungo periodo.
Il modello dei servizi cosiddetti “freemium”, cioè con una componente cosiddetta di base a titolo gratuito e con servizi più sofisticati a pagamento, garantisce per esempio ad un sito come LinkedIn entrate dichiarate di circa 100 milioni di dollari all’anno, che gli permettono di generare anche un decente profitto. Potrebbero bastare per siti che hanno sei-sette volte i costi di gestione? Probabilmente la soluzione a cui alcuni di questi nuovi imprenditori a Silicon Valley stanno guardando presuppone l’utilizzo di diverse fonti di entrata. A quelle già citate, si potrebbero aggiungere gli interessanti ricavi dalla vendita di regali virtuali (champagne, e-card, fiori, etc.) e quelli legati all’acquisto di moneta virtuale per poter effettuare investimenti in giochi come ad esempio “Farmville”. Alcuni calcolano il valore di mercato di questi ultimi due in svariati miliardi di dollari all’anno.
Alcune aziende oggi molto note (Amazon, Yahoo, Google, etc.) sono non solo sopravvissute allo scoppio della prima bolla di internet, ma sono anzi riuscite a diventare tra le aziende più grandi del mondo. Lo hanno fatto riuscendo ad aggiustare il tiro, stabilendo un rapporto di fiducia con i propri utenti, ma soprattutto definendo un modello di business solido e credibile. Oggi quella stessa sfida riguarda i campioni del Web 2.0. i social network. Se anche questi riusciranno a soddisfare le aspettative degli investitori e a dare forma al proprio business, saranno riusciti non solo a vincere la loro scommessa, ma anche a mantenere la promessa del web 2.0 per milioni di persone.
 
Fabio Sgaragli
Ticonzero.info

venerdì 26 marzo 2010

LE NUOVE FORME DI PORNOGRAFIA IN RETE

Ninjamarketing ha pubblicato sul proprio blog un’interessante ricerca condotta da Emanuela Ciuffoli, docente di Cultura e Società nella Facoltà di Sociologia di Urbino sul tema delle nuove forme di pornografia in rete all’epoca del web 2.0.  Desidero condividerla con voi e vi chiedo gentilmente di segnalarla ai vostri contatti. 
C’è poco da fare: nonostante ogni tanto qualche ricerca lo smentisca, il porno e i siti erotici restano fra lekeywords più cercate in rete. Periodicamente ce lo ricordano dei simpatici video che mostrano le statistiche relative al settore in questione leggibile direttamente sulla pelle di discinte signorine. Le motivazioni di tale successo vanno ricercate nel fatto che, come molti di voi già sanno, uno dei più potenti fattori di viralizzazione è il sesso. Lo diciamo da tempi non sospetti e vi abbiamo spesso mostrato campagne che hanno avuto nei riferimenti sessuali il maggiore elemento virale.
Vi presentiamo quindi con piacere un paper che ha realizzato per noi Emanuela Ciuffoli, docente di Cultura e Societànella Facoltà di Sociologia di Urbino dove lavora presso ilCentro di Ricerca sui linguaggi visivi e sulla moda. Emanuela si occupa di corpodigital culture e brand studies e ha pubblicato Texture. manipolazioni corporee tra chirurgia e digitale (Meltemi, 2007) e XXX. Corpo, porno, web(Costa&Nolan, 2006).
Di seguito vi riportiamo l’incipit del paper, che potete scaricare nella versione completa in pdf
Il porno attecchisce dappertutto. Tra le zolle incerte delle piattaforme mediali, nelle pieghe che separano i generi di massa, nelle ormai logore metafore fluide di molti teorici. Per il porno la viralità è qualità intrinseca, in parte caratteristica acquisita a causa di limitazioni legali e attacchi censori, in parte per la sua vocazione all’esaltazione del paradigma ricreativo/ripetitivo su quello procreativo. La rete ha indubbiamente accresciuto e accelerato le capacità di contagio del genere, sfruttando la trasmissibilità di testualità che soffrono molto meno di altre la parcellizzazione e lo smembramento. Non è forse un caso che il paradigma epidemiologico costituisca anche il principale rischio per l’industria dell’hard: la positività al test dell’HIV di un attore ha ad esempio bloccato per alcuni mesi, nel 2004, la produzione di film nel circuito mainstream statunitense. Le epide(r)mie reiterative della comunicazione contemporanea sfruttano le interfacce mediali come palcoscenico performativo in cui consolidare o, sul versante opposto, destabilizzare i modelli di interpretazione della cultura. La pornificazione degli immaginari e dei generi contemporanei è processo ormai affermato, oscillante tra l’imperativo del “sexercise yourself” e la fioritura di testualità ibride, chiaramente ispirate all’iconografia hard ma con rimandi trasversali ad altre mitologie.Il netporn può essere considerato come il crocicchio da cui si diramano innumerevoli pratiche mediali, siano esse di reinvenzione di una professione (si pensi alle web-whores o, più in generale, ai sex workers impegnati online e ai loro manifesti – www.tasty-trixie.com), di rivendicazione politica (progetti di pride porn, queer porn o di collettivi femministi), di messa in crisi delle definizioni stigmatizzanti di alcune filie (l’incremento della visibilità del BDSM, la diffusione di prodotti editoriali dedicati al bondage, ecc); di revisione delle gerarchie tra generi testuali, di accesso al godimento e alla sua compiaciuta esibizione.
Negli ultimi anni il web ha sancito indubbiamente il passaggio dalla pornografia, ancora radicata ad una produzione testuale sceneggiata attraverso vari linguaggi (verbale, visivo, grafico, ecc.) e quindi relativamente incorniciata e fortemente contestualizzata, ad una diffusa pornoperformatività plurale e mobile. I personal media hanno difatti consentito a sempre più persone di divenire soggetti attivi nella produzione e diffusione di materiale X-rated. La filosofia del DIY (Do It Yourself), testimoniata dal successo di siti come ishotmyself.com o ifeelmyself.com, è non a caso il filo conduttore che lega tra loro i porno che la rete imbandisce per il nostro sguardo. Giustamente Massimo Canevacci, in una sua acuta riflessione sul genere, afferma come il plurale di porno non sia scrivibile, quanto piuttosto solo visibile: rifratto tra le reti, moltiplicato su blog, siti e sexcam, incorporato dai mondi della pubblicità, dell’arte, della moda. Nel 2008 Fazi editore pubblica un testo dal titolo Personal porno: un’inchiesta di Federico Ferrazza, giornalista de “L’Espresso” sulla crisi dell’industria dell’hard ad opera di porno-imprenditori/trici autonomi/e sempre più attivi e sul web.
Pur mettendo insieme oggetti d’analisi estremamente diversi tra loro (sex toys, webcam, sesso in ambienti 3D, ecc.), il libro ha il merito di focalizzar l’attenzione, come si evince dal titolo, sulla dimensione personale del fenomeno. Personali sono infatti la produzione, le strategie di distribuzione e di consumo del materiale.Personal sono anche i mezzi di comunicazione utilizzati, così come iperspecifici sono gli immaginari in progressiva emersione (si veda l’interessante archivio fotografico sul sito di Sergio Messina realcore.radiogladio.it). La customizzazione dei consumi, compresi quelli di materiali hard, è però intrecciata alla diffusione di modalità di condivisione p2p che trasforma l’accesso al proprio godimento in un effetto della compartecipazione attiva alla propagazione degli stessi materiali.

mercoledì 24 marzo 2010

DA TRENO A TAXI... BYE BYE CONCORRENZA!


Ho trovato su Youtube un bellissimo video dove il grande Beau Toskich spiega come sia necessario trasformare la propria azienda "da treno a taxi" ponendo la maggiore attenzione possibile sul servizio e sulla relazione con il cliente.
Di seguito vi riassumo alcune "massime" da segnare e tenere nel portafoglio:

1. "Il cliente non compra, sceglie"
2. "Partiamo dalla cosa più importante: il cliente".
3. "Senza feedback, si naviga nel buio"
4. " il Brand non è un'azienda forte ma il feeling che l'azienda instaura con i propri clienti"
5. "E' necessario imparare a guidare il taxi e vendere il treno alla concorrenza"

Per chi volesse ascoltare l'intero video.. questo è il link

lunedì 22 marzo 2010

MARKETING CONVERSAZIONALE

Segnalo un ’articolo è di Luca De Felice (www.lucadefelice.com), autore del libro “Marketing conversazionale. Dialogare con i clienti attraverso i social media e il Real-Time Web di Twitter, FriendFeed e Facebook“.

Cos’hanno in comune Reply, Hoepli, Barilla e Webank? Apparentemente nulla, visto che appartengono a quattro settori completamente differenti. In realtà ciascuna di queste aziende rappresenta, con modalità eterogenee, un caso d’eccellenza nell’applicazione degli ormai noti strumenti che contraddistinguono il fenomeno Web 2.0.
Reply, società di consulenza, ha creato la piattaforma di social networking TamTamy, utilizzata internamente per agevolare la condivisione di esperienze e competenze tra colleghi ed esternamente per presentare le proprie soluzioni o fornire reportage degli eventi a cui partecipa.
Hoepli, libraio ed editore, ha creato già da qualche anno il proprio digital store Hoepli.it, che integra strumenti di social shopping e motori di highlight e raccomandazione. A questo affianca un blog di successo (digitare su Google “blog libri” per credere) e un servizio di social customer care su Facebook.
Barilla, nota azienda alimentare, ha deciso di aprire il dipartimento di ricerca e sviluppo di Mulino Bianco all’intelligenza collettiva degli utenti: in nove mesi sono state raccolte 1.800 idee, 1.900 voti e 15.000 commenti. Coinvolgimento, creatività e passione sono le prime sensazioni che si provano accedendo al sito www.nelmulinochevorrei.it.
Infine Webank, la Banca online del Gruppo Bipiemme, interagisce con gli utenti in maniera strutturata e attenta tramite strumenti di microblogging come Twitter e FriendFeed, promuovendo costantemente la propria identità digitale. La forza di Webank sta nell’essere presente in ogni conversazione che la possa riguardare, più o meno lontanamente.
“I mercati sono conversazioni” diceva Cluetrain Manifesto. Oggi le conversazioni sono diverse, hanno una caratteristica in più: avvengono in tempo reale. Le aziende descritte stanno operando in un contesto più sfidante rispetto a quello che si è affermato nel corso degli ultimi anni con i tradizionali social media, come blog e wiki. Il web, oltre a essere partecipativo, è infatti diventato real-time. E il Real-Time Web non ammette errori o ritardi: se si è deciso di esserci e di mettersi in gioco bisogna seguire le conversazioni, prepararsi a essere chiamati in causa, rispondere alle domande, replicare e spiegare, il tutto in presa diretta. Non si parla più con brand impersonali ma con individui che rivestono specifici ruoli in azienda; non esistono più canali o situazioni aziendali ufficiali, esistono solo persone ufficiali con i loro canali e le loro situazioni.
Ascolto, dialogo e cognizione divengono quindi basilari: più che mercati, le conversazioni in tempo reale rappresentano la nuova anima del commercio. E il marketing conversazionale diventa il giusto mezzo per interpretarle.



Tratto da: http://dabpensiero.wordpress.com/2010/03/19/marketing-conversazionaledi-luca-de-felice-il-sole-24-ore/

venerdì 19 marzo 2010

L'ENGAGEMENT SUI SOCIAL MEDIA STA CAMBIANDO


Si parla sempre più spesso dell’importanza del ruolo dei Social Media all’interno dei piani di marketing e comunicazione. Questo perchè i social media ed in particolare i social network hanno rivoluzionato il mondo della comunicazione e delle relazioni interpersonali.

Secondo uno studio recente, condotti da PostRank, oggi oltre l’80% delle conversazioni attorno ad un argomento si sviluppano fuori (offsite) dal contesto in cui sono state originate, ovvero sui Social Media.

In media, un utente Facebook trascorre 55 minuti al giorno sul social network. Inoltre su Facebook vengono condivisi 5 miliardi di contenuti a settimana.

Su Twitter invece ogni minuto vengono scambiati oltre 6000 tweets. Pensate che il 5 marzo Twitter ha raggiunto i 10 miliardi di tweets, passando dai 5 miliardi a 10 in soli quattro mesi.

martedì 16 marzo 2010

STUPENDA CAMPAGNA GREENPEACE

RIPORTO UNA BELLISSIMA CAMPAGNA DI ADVERTISING NONCONVENZIONALE PROMOSSA A FINE 2009 DA GREENPEACE

Danimarca — I viaggiatori in arrivo all’aeroporto di Copenhagen, a partire da oggi, verranno accolti da cartelloni pubblicitari con le facce invecchiate dei leader del mondo che chiedono scusa per non essere stati capaci di affrontare i cambiamenti climatici. I cartelloni pubblicitari piazzati nell’aeroporto mostrano Obama, Sarkozy, Lula, Merkel, Brown e gli altri (1) così come potrebbero apparire nel 2020. Le immagini sono accompagnate dal titolo “Mi dispiace. Potevamo fermare gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici…non l’abbiamo fatto”. Lo slogan della campagna è “Act now: change the future.” Le pubblicità sono state diffuse dalla coalizione mondiale tcktcktck.org e da Greenpeace come parte della campagna per ottenere un accordo equo, serio e vincolante al Summit su Clima di Copenhagen. L’aeroporto verrà utilizzato da migliaia di delegati, giornalisti e politici che arriveranno a Copenhagen per decidere il destino del clima. Gli annunci pubblicitari con le facce dei leader sono stati diffusi anche sulle riviste distribuite a bordo, per  raggiungere i negoziatori in viaggio per il Summit.


LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO QUI 

lunedì 15 marzo 2010

STRATEGIE DI VISIBILITA' SUL WEB - LA RICERCA F.E.R.P.I.

Strategie di visibilità sul web: il conforto dei numeri
Per un’azienda non può esistere una comunicazione efficace che non passi dal web. L’Italia è al quinto posto in Europa per numero di utenti attivi di Internet. Luca Poma presenta una serie di dati e statistiche “confortanti” per il management aziendale ma che attestano ciò che ormai è evidente: stakeholder e influenti sono tutti on line, basta saperli raggiungere.

Di Luca Poma
Sempre più aziende si affacciano sul web, alcune per meglio consolidare la propria presenza istituzionale, altre per vere e proprie campagne promozionali. Che si tratti di spingere un prodotto o rafforzare la brand-awareness, il web è ormai un approdo imprescindibile: è il media che più di ogni altro permette di costruire una relazione “calda” e realmente personalizzata con l’utente finale. Rischioso per chi pecca di superficialità: il navigatore del web è esigente ed ama interagire, quindi lo sforzo da parte dell’azienda deve andare ben oltre la mera occupazione di spazi pubblicitari. La rete domanda attenzione costante, nulla è più distruttivo per la reputazione del brand che affacciarsi alla finestra e poi – con gli occhi della “piazza” addosso – non avere niente da dire, parlare in modo sguaiato o trattar male chi ci ascolta. Molte aziende – multinazionali incluse – tralasciano colpevolmente la fase di pianificazione strategica e di preparazione preliminare, non provvedono ad organizzare internamente la propria realtà per far poi fronte alle sollecitazione che perverranno dal web, e cadono infine nella trappola del panico, si chiudono in difesa, vanno allo scontro alla prima critica di un blogger, e battono in ritirata con quell’arroganza tipica di chi pensa di non essere stato compreso o di essere stato equivocato.
Ma il problema è loro, non del web: internet ha le sue regole, basta conoscerle e saperle interpretare al meglio.
Prima ancora di porsi queste domande, l’azienda però si chiede: “vale la pena investire sulla rete”?

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO QUI

venerdì 12 marzo 2010

CONFERENZA MARKETING 2.0

Ricevo da Alessandro di Ninjamarketing  e vi segnalo questo importante evento.
  
Conferenza Marketing 2.0: il 22 e 23 Marzo a Parigi si discute sugli sviluppi dei social media  
Se anche l’amministrazione di Barack Obama se ne occupa, vuol dire che i social media sono davvero un tema che sta orientando le discussioni in tutte le sfere, anche quelle più alte.
Non fanno differenza ovviamente le aziende al pari di media house, istituzioni e università di tutto il mondo. Ma molte società sono ancora insicure su come utilizzare in modo appropriato i social network per la loro comunicazione.
Domande all’ordine del giorno riguardano come verranno utilizzate le analisi della partecipazione sui network e del passaparola online  per la comunicazione, il marketing e l’advertising, o  quante risorse sarà necessario investire per avvanlersi in modo ottimale delle opportunità dei social media.
Per rispondere – almeno in parte – a queste e altre domande i leader internazionali nel campo dell’economia, della ricerca e della comunicazione si incontreranno a Parigi il 22 e il 23 Marzo, in occasione della sesta edizione della Conferenza Marketing 2.0.
In quell’occasione più di 400 partecipanti provenienti da 32 nazioni uniranno le forze per discutere assieme sul futuro della comunicazione.
Tra i relatori saranno presenti esperti di aziende quali Google, Dell, Lufthansa, SAP e il Forum Mondiale dell’Economia, ma anche gli sviluppatori leader di Facebook e Youtube. Non mancheranno studenti dall’Università di Tel Aviv, giornalisti del The Guardian e Forbes Magazine e blogger dai blog tecnologici leader in tutto il mondo Techcrunch e Mashable.

Leggi tutto QUI

mercoledì 10 marzo 2010

FALSI MADE IN ITALY

È una nuova tecnica di marketing: si chiama «foreign branding», letteralmente «marchiatura straniera» e consiste nell'assegnare a un prodotto un nome che nell'immaginario del consumatore evochi l'idea della qualità ed eccellenza. Il problema è che nel settore alimentare il «foreign branding» è il principale killer del «made in Italy» perché prodotti chiamati con nomi italiani molto spesso di italiano non hanno nulla. 
Poiché i prodotti italiani hanno un valore strategico per le vendite nel mercato interno, nonché delle esportazioni, la contraffazione diventa un tema rilevante che danneggia l'intero sistema industriale del paese. Si possono individuare due correnti principali di contraffazione di prodotti alimentari italiani:
1.
La falsificazione illegale delle indicazioni geografiche protette (DOP, IGP).
2. Riferimenti ingannevoli di aree geografiche che utilizzano il nome "Italia", nomi italiani o simboli sui prodotti provenienti da paesi stranieri.

Il fatturato mondiale delle imitazioni alimentari italiane è stimato intorno a 50 miliardi di euro
, cioè circa la metà del fatturato di tutta l'agricoltura italiana e dell'industria alimentare, compresi i prodotti DOP e IGP.

Negli Stati Uniti tre prodotti su quattro vengono spacciati per italiani, pur essendo unicamente delle semplici imitazioni i nostri produttori perdono oltre 4 miliardi di euro. Ad esempio: vendono salsa di pomodoro "Contadina" (Roma-style) trasformata in California, provolone del Wisconsin e Mozzarella del Minnesota, in Australia si produce Salsa Bolognese e formaggi come la Mozzarella, Ricotta, Parmesan "Perfect italiano" con l'italiano bandiera sull'etichetta; industrie cinesi locali offrono pomodorini di collina, Parmeson, Caciotta ("formaggi italiani") e addirittura Pecorino ("formaggi italiani"), ma con una mucca sulla confezione, invece di una pecora.
 
Altri mercati dove il «made in Italy» è penalizzato sono Messico e Canada, ma anche in Europa la situazione non è delle migliori. In Francia, Germania e Olanda più della metà degli alimenti con nomi italiani non sono prodotti nel nostro Paese: produzioni tedesche di Aceto balsamico di Modena e di Amaretto Venezia, mentre in Spagna si imbottiglia olio di oliva Romulo, con relativa immagine della lupa romana.

La nostra dieta mediterranea quindi, è la più imitata, ma i risultati nel resto del mondo lasciano veramente a desiderare
.

martedì 9 marzo 2010

IL CUSTOMER CARE AI TEMPI DI INTERNET

E’ stato il video musicale più visto su YouTube nel luglio 2009, rimane uno dei video più cliccati in assoluto, ne hanno parlato praticamente tutti i principali mass media stampati e audiovisivi del mondo, è diventato un caso di studio nelle business schools, e il protagonista di questa storia ha tenuto relazioni in convegni di manager, di consumatori, di legislatori americani.
L’artefice di tutto ciò si chiama Dave Carroll, leader di una band canadese country chiamata Sons of Maxwell, e la storia è di quelle che più comuni non si può: la storia cioè di un consumatore maltrattato dal servizio clienti di una grande azienda. Il 31 marzo 2008 Dave e i suoi musicisti si imbarcano all’aeroporto di Halifax su un volo United Airlines diretti a Omaha, Nebraska, per un tour di una settimana. Durante lo scalo a Chicago, sono testimoni oculari della brutalità con cui gli addetti “movimentano” i loro strumenti, imbarcati nella stiva dell’aereo. Carroll protesta con un assistente di volo, che lo indirizza al personale di terra, che a sua volta si dissolve nel nulla al grido di “non sono la persona competente per queste cose”. All’arrivo a Omaha, la sua chitarra da 3.500 dollari risulta danneggiata e inservibile.
Per i successivi nove mesi il musicista tenta di farsi risarcire, ma si trova a vagare in un labirinto di rimbalzi tra un soggetto e l’altro: United Airlines, il partner Air Canada, gli aeroporti di Halifax, Chicago e Omaha, e l’onnipresente call-center situato in India… Alla fine si vede rifiutare anche l’ultima proposta: fatemi volare gratis per 1.200 dollari, che è il costo della riparazione della chitarra (sebbene questa non suoni più come prima). Anzi: salta fuori che quasi quasi la colpa è sua, del passeggero, perché non ha compilato i modulinicompetenza al momento in cui doveva… giusti al momento giusto, non ha parlato con le persone di
Morale: anziché limitarsi all’arrabbiatura, Dave Carroll ha raccontato la sua storia a tutto il mondo, e in modo da fare davvero del male alla United Airlines. Ancora oggi, fine gennaio 2010, lanciando in Google la ricerca “United Airlines” questa storia salta fuori entro le prime 40 occorrenze su 33,5 milioni…
Come ha fatto? Ha raccontato tutta la vicenda qui sul proprio sito, e ha messo in cantiere una trilogia di canzoni, di cui due già realizzate, con relativo video qui e qui su Youtube, e mp3 scaricabile qui, ma anche su iTunes Store, a 99 centesimi.
Il racconto testuale manifesta la rabbia e l’esasperazione del cliente vessato, mentre l’aspetto musicale assume i connotati dello sberleffo satirico, uno di quei “marameo” con i quali il più insignificante dei giullari riesce invariabilmente, da sempre, ad avere la meglio sul più potente degli imperatori. Una brillante operazione di marketing virale, multicanale e multiregistro, fatta dal cliente anziché dall’azienda, che ha riscosso un successo immediato e ha danneggiato la reputazione di United Airlines presso centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.
Insomma: nell’era di internet, un customer care solo di facciata che faccia arrabbiare i clienti rischia di diventare un doloroso boomerang. Meditate, managers, meditate…

lunedì 8 marzo 2010

STUPID BILLBOARD BY DIESEL



Diesel, con la campagna Be Stupid, ne ha fatta un’altra: a Sanremo, durante il festival della canzone, sono state messe in atto alcune azioni di guerrilla marketing sulla cittadina, che hanno coinvolto gli abitanti e i visitatori accorsi per l’evento musicale.
Dentro ai cartelloni pubblicitari Diesel sono stati “attaccati” alcuni ragazzi ( vedi immagine).
Si tratta di attivisti della filosofia della stupidità! Stupidità come slancio creativo e coraggio di osare.. insomma, Diesel ha cercato di imporre l’idea di stupidità positiva.

mercoledì 3 marzo 2010

I SOCIAL MEDIA E IL MARKETING MIX

DA LEGGERE CON ATTENZIONE... fonte Ninjamarketing

Capire e prevedere l’integrazione strategica dei social media nel marketing mix aziendale è di grande importanza sia per il business sia per la brand reputation.
Negli ultimissimi anni in cui i social media sono stati un veicolo di marketing, hanno già avuto un effetto enorme sul modo di fare business delle aziende. Negli anni che verranno ci saranno ancora più cambiamenti, dato che il social media marketing si estende dal dipartimento di marketing a quasi tutti gli aspetti di business di un’azienda.
Debra Aho Williamson, analista senior di eMarketer, in un suo articolo dà luce ad alcuni trend a cui bisognerebbe ispirarsi negli anni a venire.
L’advertising – riguardo al quale alcuni potrebbero dire che è fallito come modello di business per le aziende social media – non sarà la fonte di revenue principale”, afferma la Aho Williamson.
Il modello di business più forte per il futuro invece incorporerà l’analytics, dato che i social media diventano effettivamente integrati in tutti gli sforzi del marketing. Inoltre, la TV diventerà più sociale, come anche la ricerca.
La localizzazione diventerà più importante per i social media e il brand monitoring diventerà più sofisticato così che le aziende potranno iniziare a capire il “perchè” delle chiacchiere dei consumatori, ma anche il “chi”, il “cosa” e il “quando”....
...“La voce del consumatore diventerà solo più alta e più forte”, ha detto Debra Aho Williamson. “Definirà che cos’è un social media e che cosa diventerà. Non troppo tempo fa, un’azienda poteva fare i più grandi cambiamenti al suo prodotto o servizio basandosi su piccoli focus groups, un po’ di pianificazione finanziaria e un minimo d’istinto. I social media hanno già cambiato tutto questo. E molti altri cambiamenti arriveranno." ...
..In questo panorama, è necessario pianificare e organizzare le proprie azioni ad hoc. I social media sono maturati al punto in cui i marketers non si domandano più se questi debbano prender parte al loro marketing mix, si chiedono piuttosto dove dovrebbero essere inseriti. E’ ora necessaria una chiara strategia per i canali.
“Il basso costo dei social media può portare i marketers a soluzioni improvvisate.” ha detto Paul Verna, analista senior di eMarketer, in un suo articolo. “Ma considerando il tempo che spendiamo discutendo, formulando, gestendo e mettendo in atto le campagne di social media – per non citare quello dedicato alla creazione di contenuto – è evidente che ci sono dei soldi in gioco e che è necessario un piano ben pensato.”...
I social media dovrebbero essere ascoltati ex ante, per capire appieno la realtà di riferimento, durante la relazione che si instaura con le persone che partecipano alla vita sui social network ed ex post, da un lato per monitorare gli effetti della campagna, dall’altro per reinvestire il bagaglio di conoscenze – informazioni – che sono state acquisite attraverso gli input dei consumattori e fare in modo che questo reinvestimento sia proficuo ed orientato, ove possibile, alla soddisfazione dei loro bisogni espressi.

L’articolo è tratto dalla traduzione di due articoli di eMarketer:

What is the future of Social Media?

Why you need a strategy for Social Media?

martedì 2 marzo 2010

AUDIRADIO - ASCOLTI DELL'ANNO 2009

Confronto degli ascolti anno 2009-2008 (nel giorno medio) delle emittenti nazionali (dati x .000)

Fonte: Primaonline

 

lunedì 1 marzo 2010

LA LEGGENDA DEL CONSULENTE

Per chi se la fosse persa, riporto una simpatica storiella che sa di leggenda ma che è molto interessante per convincere i soliti scettici sul valore e l'importanza della componente "consulenza" di qualsiasi servizio. In merito agli aspetti legati al mondo marketing-comunicazione le persone da convincere non mancano di certo, speriamo che seguendo i principi della FunTheory questa "novella possa servire.

Cape Canaveral. 
Siamo nel quartier generale della Nasa e tutto è pronto per il lancio nello spazio di uno shuttle nuovo di zecca. Purtroppo sembra che qualcosa non funzioni e gli ingegneri non riescono ad azionare i motori. Viene allora chiamato d'urgenza il consulente aziendale che ha progettato il potente mezzo. Appena arrivato sul posto, dopo un'attenta analisi della situazione il grande consulente si fa portare un martello ed assesta un colpo secco contro una piccola centralina. Guasto aggiustato, lo shuttle può partire. 
Dopo qualche giorno al quartier generale della Nasa arriva la fattura del grande consulente: 1 milione di dollari! Il generale non riesce a credere ai suoi occhi e chiama il grande consulente per avere una delucidazione.. in fondo gli dice "lei ha solo dato una martellata". Ebbene sapete cosa rispose il grande consulente? " Caro generale, facciamo così: sono 5 dollari per la martellata e tutto il resto perchè sapevo dove darla!"

Michele Rinaldi