giovedì 5 gennaio 2012

STORIE (INFINITE) DI BRANDING

Ho voluto chiamare questo pezzo "storie di branding" perchè dietro ad ogni azienda di successo c'è una storia che ha portato il proprio marchio a diventare brand o marca, se preferite dirlo all'italiana. Le caratteristiche che accomunano tutte queste storie sono secondo me principalmente due: l'inizio e la fine.
L'inizio è sicuramente una fase cruciale per dare lo slancio necessario alla metamorfosi marchio-marca ed è la scelta del posizionamento strategico da presidiare nella mente del cliente, quel "solo noi" possiamo fare o dare certe cose e sappiamo farlo come nessuno.  
La fine è invece una contraddizione in essere poichè non esiste una vera e propria fine. 
Il posizionamento scelto inizialmente viene comunicato continuamente sotto diverse forme creative, attraverso diversi media, ma sempre cercando di conferire valore al brand.
Ragionando su alcuni claim scelti dalle aziende più importanti possiamo individuare almeno 4 tipi di posizionamento strategico differenti.

POSIZIONAMENTO DI LEADERSHIP
Comunicare il proprio brand come la migliore e l'unica soluzione possibile per un determinato tipo di prodotto o servizio.

"Nespresso, what else?"

"Lufthansa. There's no better way to fly"

"Se non hai un iPhone, beh non hai un iPhone"

POSIZIONAMENTO DI LIFESTYLE
Associare al proprio brand una particolare filosofia di vita o modo di pensare ed affrontare il mondo.

Nike. Just do it

Apple. Think different

Renault. Drive the change

POSIZIONAMENTO DI TRANQUILLITÁ
Rassicurare il target sulla bontà dei propri prodotti toccando le classiche leve emozionali basiche come la  famiglia, casa, amore ecc..

Dove c'è Barilla c'è casa

Intimissimi. Vicini al cuore delle donne.

Scavolini. La più amata dagli italiani.

POSIZIONAMENTO TECNICO

Comunicare il proprio brand partendo da una caratteristica intrinseca del prodotto/servizio offerto.

Red Bull ti mette le ali

Tele2. Perchè pagare di più?

Volkswagen. Das Auto

Inutile aggiungere che una volta scelto il posizionamento questo debba trovare un riscontro concreto e reale nei prodotti e nei servizi che l'intera azienda offre, altrimenti la storia infinita non durerà così a lungo.

Michele

martedì 3 gennaio 2012

UN SOLDATO CRITICA LO SPOT DI UN VIDEOGIOCO

Sarà che è appena passato Natale e che forse sono più sensibile rispetto a certi temi ma secondo me ci sono casi in cui la creatività a fini commerciali supera alcuni limiti che credo non debbano essere oltrepassati. Condivido la frustrazione del soldato e non posso che criticare questa scelta creativa votata a comunicare una simbiosi virtuale-reale espressa in modo sbagliato.
Michele 

Articolo originale su: Gamerbrain

Il live action di Sam Worthington e Jonah Hill ispirato a Modern Warfare 3 è stato aspramente criticato da D.B Grady, autore di romanzi ed ex paracadutista dell’esercito degli Stati Uniti, in questo articolo vi riportiamo la sua dichiarazione ufficiale.

"Lo spot rappresenta la guerra in modo meno sporca, se fossimo nel 2001, precisamente il 10 Settembre forse non sarebbe cosi male. I giovani non possono ricordare il Vietnam per questo si basano su fantasie, il loro cuore batte lentamente anche se una granata ti sibila vicino o hai addosso puntati numerosi riflettori cosa che nella vera guerra non accade!
Dopo 10 anni di guerra costante, migliaia di amputati e bare avvolte nella bandiera  è triste vedere come nessuno di coloro che hanno fatto lo spot ha considerato l’idea di proporre scene di gioco e non un live action che non ha nulla a che vedere con la vera e cruda guerra, viene vista come un gioco."

Di seguito vi riportiamo lo post in questione in modo da poter dare un vostro giudizio via commento: