Secondo me la prossima mossa sarà una raccolta di firme virtuali attraverso i social media... Quando c'è da sostenere una causa valida gli individui 2.0 non tradiscono mai.
Michele
Le donne inglesi contro la pubblicità alla chirurgia estetica. Lo rivela il “Guardian”, che ha dato voce alle donne che hanno chiesto al Governo inglese d’interrompere queste pubblicità, poiché inciterebbe l’insicurezza nelle donne e banalizzerebbe i rischi per la salute. Le donne che hanno iniziato questa battaglia contro la pubblicità della chirurgia estetica, sono affiancate da alcuni chirurghi plastici, che hanno scritto una lettera nella quale mettono in allerta sui rischi dovuti a una pubblicità senza regole da parte degli istituti privati in favore dei “ritocchini”, una pubblicità che avrebbe un effetto negativo sulla salute delle donne di tutte le età. Kat Banyard, direttore di UK Feminista e le scrittrici Natasha Walter e Anna van Heeswijk, hanno divulgato una dichiarazione in cui sostengono che: “La gente non ha la possibilità di sottrarsi alle campagne marketing ordite da questi signori, campagne presenti in tv, alla radio, sulle riviste, per strada. Così come avviene per i medicinali soggetti a specifica prescrizione medica, i quali non possono essere pubblicizzati per salvaguardare la salute pubblica, chiediamo al governo di vietare la pubblicità di chirurgia estetica”. Alla loro protesta si sono associati Fazel Fatah e Rajiv Grover, capi dell’associazione britannica dei chirurghi plastici, Baaps, i cui membri prestano la loro professionalità nel pubblico e nel privato. Lo scorso gennaio l’organizzazione Baaps ha chiesto il blocco della pubblicità relativa alla chirurgia plastica come la dermolipectomia addominale e l’aumento del seno. Secondo i dottori, i medicinali soggetti a prescrizione non possono essere pubblicizzati. Allo stesso modo la chirurgia plastica non dovrebbe essere pubblicizzata. La protesta delle donne impegnate in questa battaglia sono critiche anche nei confronti delle riviste femminili, colpevoli di dare spazio ad un messaggio sbagliato e di essere una bacheca per la pubblicità della chirurgia estetica. Uno studio condotto su quattro diverse riviste inglesi tra gennaio e giugno del 2011 ha dimostrato che Cosmopolitan ha ospitato 32 pubblicità d’interventi “correttivi”.
Fonte: ADGInforma
lunedì 19 marzo 2012
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